Profilo di owPensavo fosse un autobus...FotoBlogElenchi Strumenti Guida

Blog


La mia cena

Stasera ho cenato con l'insalata pronta.
Niente di particolare, ma per me era un piatto speciale perchè l'ho condita io.

Se fosse andata così...

Questa l'ho scritta la sera dell'elezione di Benedetto Sedici...
Dunque. Siamo a San Pietro, invisibili presenze tra migliaia di persone. Tutti i nasi sono rivolti al balconcino sopra il portone della basilica, mentre il fumo bianco riempie la piazza. Il suono delle campane viene coperto dalle grida dei fedeli in attesa dell'annuncio.
La tenda rosso sangue si apre. Il popolo urla mentre un chierico sistema il microfono sulle poppe di Barbara D'Urso.
"Ragazziiiiii!!" grida, spalancando le braccia per salutare la folla immensa ai suoi piedi.
Un coro di strilli isterici e fischi le risponde, qualcuno già sventola lo striscione con il nome del Cardinale preferito, il maxi-schermo si illumina e veniamo proiettati all'interno della Cappella Sistina.
"Cardinaliiiii! Ci sieteeee?", è Barbara che chiama i finalisti. Nella Cappella, un centinaio di tonache rosse e bianche agitano la mano e rispondono:
"Siiii!! Ciao Barbara! Sei bellissima oggi!"
Batter di mani tra la folla, la telecamera indugia sugli occhi gonfi di lacrime di una ragazza seduta sulle spalle del fidanzato.
"Grazie, cari! Allora, tra poco uno di voi sarà eletto... Come vi sentite?"
"...Emozionati!", risponde il Martini.
"Secondo voi chi sarà il prescelto?"
Silenzio nella Cappella. Titubante, il Cardinale Ratzinger prende la parola, un po' rosso in viso:
"Non lo sappiamo, Barbara. Ma siamo umili servi nella vigna del Signore!"
Grida estatiche nel popolo radunato in piazza. Il giorno dopo, una signora racconterà di aver visto in quel momento preciso il volto di Pollon nel display del suo videofonino.
Il maxi-schermo si spegne, Barbara si fa improvvisamente seria e si rivolge di nuovo ai fedeli.
"E' arrivato il momento decisivo. Dichiaro ufficialmente chiuso il televoto."
Rumore. Nello studio del Tg5 Cesara Buonamici commenta commossa le immagini dei molti giovani che armeggiano con il cellulare per inviare l'ultimo voto con gli sms.
"E ora", continua Barbara, "E' arrivata un'ospite molto speciale che annuncerà le nominations..."
Davanti allo schermo tv, milioni di spettatori strabuzzano gli occhi per la sorpresa.
Madonna fa capolino dal tendone porpora e l'eccitazione dei fedeli esplode in un delirio di urla, canzoni, applausi.
Da una busta argentea spuntano i nomi dei finalisti.
"And the nominees are..."
Il maxi-schermo si illumina, il silenzio cala su San Pietro.
"...Cardinal Martiniiiiii!!"
Il faccione felice del Martini appare sul display che domina la piazza, mentre uno scroscio di battiti di mani applaude il primo nominato.
"...Cardinal Ratzingeeeer!!"
Dalla Cappella Sistina giungono immediatamente le immagini di un omino porporato che sorride modesto alla notizia dell'arrivo in finale.
"Aaaaand... Cardinal Tettamanziiii!!"
Nuovamente applausi, grida, strilli, urla, lacrime, eccetera eccetera.
Barbara D'Urso, dopo un veloce cambio d'abito, interviene:
"Siamo arrivati al momento che tutti aspettavamo! Sta arrivando la busta con il nome del Cardinale prescelto da voi che ci seguite da casa."
All'orizzonte appare una piccola colomba bianca. Vola verso la basilica. Nel becco, una busta dorata, che consegna a Barbara. Accenna una lieve genuflessione e vola via.
Aprono la busta, leggono il nome. Sotto, il silenzio. Fiato sospeso, Auditel alle stelle. Barbara d'Urso si affaccia al balcone:
"Il momento è solenne."
Pausa.
"Habemus papam", proclama.
Sorriso.
I fedeli ormai non hanno più voce. Il nome, vogliono il nome.
Madonna prende la busta d'oro.
"And the winner iiiiiiiis..."
...THE CARDINAL RATZINGEEEEER!!"
Il maxi-schermo inquadra Martini e Tettamanzi che abbracciano il Ratzinger in lacrime, mentre gli altri Cardinali irrompono in gridolini isterici e saltellano su e giù per la Cappella Sistina.
Tra la folla, silenzio. Lo stupore ha ammutolito tutti. Si aspettavano chiunque, ma non lui. Avevano pregato per giorni pur di levarselo dalle palle. Dagli un posto da qualche parte, avevano detto, ma non farlo diventare Papa! Niente, il Signore non ha ascoltato i consigli di nessuno.
Barbara D'Urso osserva sbigottita la reazione anomala dei fedeli. Improvvisamente, arriva l'altra notizia...
"Ragazziiiii!" strilla al microfono.
Migliaia di occhi vitrei si levano verso il balconcino.
"BERLUSCONI SI E' DIMESSOOOO!!"
Piazza San Pietro viene travolta dal rumore inimmaginabile delle grida, dei fischi, delle urla, i tappi di Champagne schizzano ovunque, i papa-boys cantano "Bella Ciao"...

La Fiaba della Principessa

C’era una volta una principessa bellissima.
Era molto sola e ogni sera, rivolta alla luna alta nel cielo , pregava di trovare un uomo che la amasse. La principessa, infatti, nonostante possedesse enormi ricchezze e fosse corteggiata dai migliori nobili del regno, avvertiva un profondo senso di vuoto dentro di sé per la mancanza di amore sincero. A quel tempo, infatti, la malvagità e la superficialità avevano corrotto l'animo umano e la principessa non si dava pace. Il vecchio re aveva cercato più volte di convincere la figlia a sposare uno dei numerosi principi che quotidianamente giungevano per chiedere la sua mano, ma la principessa non voleva accontentarsi, perché era convinta che prima o poi avrebbe incontrato il vero amore.
Nel regno viveva anche un bambino bruttissimo e molto povero. Era sempre da solo e spesso era costretto a svolgere lavori umili per portare a casa un pezzo di pane. Un giorno si recò al palazzo reale e ottenne di vedere la principessa.
“Sposami”, le disse, “Non te ne pentirai”.
Alla principessa parve di scorgere nel bambino quella purezza che aveva a lungo cercato e acconsentì alle nozze, che furono celebrate il giorno successivo, seppur nello scetticismo generale.
La prima notte in cui i due sposi furono lasciati soli, tuttavia, accadde qualcosa di singolare. Il bambino, infatti, si trasformò innanzi agli occhi della principessa in un magnifico cavaliere. A causa della maledizione che una strega cattiva aveva gettato su di lui tempo prima, il cavaliere rifletteva con il proprio corpo i sentimenti di chi lo circondava. Poiché il cuore degli uomini era cattivo, durante il giorno assumeva le sembianze di un bambino bruttissimo, ma la notte, quando restava solo con la principessa, il cui cuore possedeva lo stesso candore di una valle innevata, diventava un bellissimo ragazzo.
Per un anno gli sposi evitarono di restare soli durante il giorno, affinché la corte non venisse a conoscenza dell'incantesimo di cui il principe era vittima. La notte, però, si intrattenevano in piacevoli chiacchierate, durante le quali il cavaliere raccontava le sue numerose imprese eroiche. La principessa si rese improvvisamente conto di quanto fosse patetica la sua vita, trascorsa nell'agio e tuttavia sprecata, perché non aveva mai fatto nulla di concreto per aiutare gli altri nonostante la sua enorme fortuna.
Una mattina si levò di buon'ora e ordinò di preparare la carrozza per andare nel paese vicino, dove avrebbe certamente avuto modo di incontrare qualcuno bisognoso d'aiuto. La lussuosa vettura, però, non passò inosservata e il popolo, impoverito da anni di guerre e accecato dal rancore nei confronti della nobiltà, la prese d'assalto in cerca di cibo. I vetturini fuggirono a gambe levate, abbandonando la principessa in balia della folla, che le strappò i vestiti e la riempì di fango . Il tempestivo intervento di un ragazzo, fortunatamente, la salvò dal peggio. Il figlio di una contadina della zona, infatti passava casualmente per quella strada con il carretto delle consegne e, vedendola in difficoltà, la afferrò e la portò al riparo. La principessa, resa irriconoscibile dagli abiti lacerati e sporchi di fango, ringraziò con dolcezza il figlio della contadina, un bellissimo ragazzo i cui occhi sembravano dipinti dalla mano precisa e delicata di uno scriba egiziano. Lo salutò e si diresse a piedi scalzi verso il palazzo.
La notizia della disavventura della principessa fece rapidamente il giro della corte e la povera ragazza divenne lo zimbello di nobili e cortigiani. Il marito, una sera, le si avvicinò benevolo e le porse un piccolo bastone di legno.
"E' la bacchetta magica della strega che mi ha maledetto", disse. "Con questa potrai trasformarti in una contadina e, nascondendo al mondo le tue origini, sarai libera di girare per i villaggio e compiere le tue nobili azioni".
La principessa agitò la bacchetta nell'aria e come per incanto una sottana sudicia prese il posto dei suoi abiti pregiati, mentre i gioielli finemente lavorati che la ornavano divennero miseri monili di corda e legno. Nulla era tuttavia mutato nella bellezza della principessa, la cui virtù maggiormente risplendeva sotto quei vestiti scuciti. Agitò nuovamente la bacchetta e ritornò come prima.
Il giorno successivo, la principessa si trasformò e si recò al villaggio. La strada era molto lunga e i piedi, per nulla abituati agli scomodi zoccoli dei contadini, iniziarono a sanguinarle. La ragazza si fermò quindi presso una fonte a riposare, ma, non appena si fu seduta, vide arrivare una donna anziana con un enorme secchio. La donna era visibilmente stanca e la principessa si offrì di aiutarla, nonostante i piedi le facessero ancora male. Riempito d'acqua il secchio, le due si diressero verso una capanna poco distante, dove la donna, colpita dalla bellezza e dall'umiltà della ragazza, pensò bene di presentarla al figlio, nella speranza di un buon matrimonio.
La principessa riconobbe immediatamente nel figlio della contadina il ragazzo che l'aveva soccorsa quando i popolani l'avevano aggredita. Lo ringraziò nuovamente e il giovane, all'oscuro della vera identità della fanciulla, le propose di accompagnarlo a fare alcune consegne nelle case vicine. La principessa accettò di buon grado, non solo perché avrebbe avuto l'occasione di conoscere meglio il proprio regno, ma soprattutto perché le sembrò di percepire nel figlio della contadina le stesse emozioni che aveva provato un anno prima, quando il bambino era giunto a corte. Si sedette sul carretto, accanto al figlio della contadina, e insieme si diressero verso le vie centrali del paese.
Man mano che il carretto procedeva lungo le strade polverose, le condizioni di estrema prostrazione del regno si facevano più evidenti. Numerosi mendicanti attendevano il passaggio di qualche comare che facesse loro l'elemosina e le abitazioni erano spoglie e sporche. La corruzione che contaminava la corte, tuttavia, non sembrava appartenere allo stile di vita del luogo. L'onestà dei contadini, lontana dall'ipocrisia dei cortigiani, colpì profondamente la principessa, ma ancor più in profondità la colpì un sentimento nuovo e misterioso. Il figlio della contadina, accanto a lei, parlava, rideva, cantava. Comunicava emozioni nuove, genuine, solari.
Nei giorni successivi, la principessa si recò sempre più frequentemente al villaggio. Ogni volta non mancava di fare visita alla contadina e al figlio, con il quale trascorreva gran parte della giornata. Nonostante il ragazzo le avesse più volte domandato dove vivesse e chi fossero i suoi genitori, la principessa mantenne sempre segreta la sua vera identità. Era felice del rapporto che aveva con il giovane e temeva che se egli avesse scoperto chi fosse veramente l'avrebbe rifiutata.
Una sera, gli abitanti del villaggio organizzarono una festa e la ragazza ballò fino a notte fonda intorno a un grande falò con il figlio della contadina. La principessa era finalmente felice, pervasa dal calore che quelle persone le trasmettevano. Aveva trovato delle persone che l'avevano accettata per ciò che lei era e non per i suoi titoli. Il figlio della contadina l'aveva accolta e l'aveva curata da anni di gelo, risvegliando in lei quel fuoco che è diritto di ognuno ma che pochi conservano acceso. Una forte energia attraversava l'anima della principessa, un'energia che si chiamava vita.
"La festa è finita", disse il cavaliere.
La principessa, abbracciata al figlio della contadina, fu colta di sorpresa. La musica cessò e il silenzio calò improvviso sul paese. Il cavaliere strappò la moglie dalle braccia del ragazzo e, afferrata la bacchetta magica, la spezzò. La trasformazione della principessa terminò e la ragazza si rivelò per ciò che realmente era: coperta di stoffe rare e di preziosi gioielli, non fu difficile riconoscerla.
Un destriero nero apparve dall'oscurità e l'uomo vi montò sopra, portando con sé la principessa. Il cavaliere gettò uno sguardo verso il figlio della contadina.
"Seguimi e salvala, se tieni a lei", disse, mentre il cavallo correva verso il bosco.
Il figlio della contadina era sorpreso e deluso allo stesso tempo. Per tutto quel tempo la ragazza lo aveva ingannato, pensò. Osservando la polvere sollevata dal destriero del cavaliere, si sentì egli stesso polvere. Non era polvere, però, il tempo trascorso con la principessa. Nulla avrebbe cambiato il passato, né i pensieri e i sentimenti che lo avevano attraversato avrebbero potuto essere negati. Il ragazzo saltò in sella al suo fedele ronzino e partì, all'inseguimento del cavaliere sconosciuto e della principessa.
Il cavaliere rallentò, senza fornire alcuna spiegazione alla principessa, per permettere al figlio della contadina di raggiungerlo. Salì su un promontorio, dove sarebbe stato più facile da avvistare, e smontò da cavallo, stringendo a sé la ragazza. La principessa era terrorizzata dalla furia del marito e allo stesso tempo si sentiva mortificata per quanto era accaduto al villaggio. Si chiedeva con quali scuse avrebbe potuto giustificare il suo inganno, in particolare di fronte al figlio della contadina.
Il ragazzo, nel frattempo, galoppava verso la rupe, dove distingueva chiaramente la sagoma del cavaliere e della principessa.
"Perché la seguo?" si chiese.
"Perché non puoi fingere", rispose una voce dentro la sua anima. "Se veramente tieni a quella ragazza, non puoi ignorare ciò che è accaduto tra di voi."
"Potrei dimenticare, metterci una pietra sopra..."
"Potresti. E potresti trovarti, a distanza di giorni, mesi o anni, a pentirti per la tua viltà", proseguì la voce.
"Viltà?" si chiese il ragazzo, sempre più vicino alla meta.
"Hai paura di affrontare la realtà e nell'incertezza ti chiedi se non sia meglio lasciar perdere, questa volta."
Il ragazzo giunse alla rupe.
"Se vuoi un consiglio, cerca di essere meno indulgente con te stesso", concluse la voce.
Il figlio della contadina era di fronte al cavaliere. L'uomo allontanò da sé la principessa e sfoderò la spada.
"Cosa vuoi fare?", gridò la ragazza, che iniziava a temere seriamente per le sorti del giovane.
"Sei disarmato?", chiese il cavaliere, ignorando la principessa.
Il ragazzo annuì.
"Come pensi di sconfiggermi senza un'arma?"
"Sei un cavaliere. Non potrei sconfiggerti comunque", rispose il figlio della contadina.
Il cavaliere lanciò la sua spada verso il ragazzo ed estrasse un piccolo coltello.
"Io combatterò con questo, così siamo pari. La principessa è sotto la mia protezione. Per conquistarla, devi battermi."
"Sei impazzito?! Ti ordino di lasciarlo stare!" strillò la principessa, aggrappandosi al cavaliere, che la rovesciò a terra.
La sfida ebbe inizio. Il ragazzo, che raramente aveva usato una spada, fu subito in svantaggio e dopo pochi istanti cadde al suolo. Il cavaliere puntò il coltello alla gola del giovane.
"Cosa ti ha spinto a rischiare la vita in questo modo stupido?" chiese.
Non poteva finire così, il ragazzo non aveva previsto una simile conclusione.
"Lei è... speciale", rispose sottovoce il ragazzo. "Lei è la mia isola felice."
La principessa, sconvolta dal dolore e dalla rabbia, afferrò la spada del ragazzo e la diresse verso la nuca del cavaliere.
"Perché lo difendi? Per quale motivo la sua vita è così preziosa per te?" le chiese cupo il cavaliere.
"Perché nessun essere umano merita una morte simile."
"Solo per questo?"
La principessa sapeva che non avrebbe mai avuto il coraggio di utilizzare quella spada. Sperava che la semplice minaccia avrebbe arrestato la follia del cavaliere, ma quando vide il terrore nello sguardo del figlio della contadina non poté trattenersi.
"Io amo quel ragazzo. Per la sua onestà, per tutto quello che mi ha dato e per ciò che ha cambiato in me."
Il cavaliere lasciò cadere il coltello e liberò il figlio della contadina.
"Brava", disse. "Era ciò che volevo sentirti dire."
Il figlio della contadina tolse la spada dalle mani della principessa e la rivolse nuovamente verso il cavaliere.
"Non ti avrei mai fatto del male. Era una prova, affinché tu e la principessa comprendeste i vostri sentimenti. Ora puoi restarle accanto."
Il ragazzo abbassò la spada e guardò la principessa. Non capiva ancora cosa fosse successo, ma qualunque cosa fosse, sembrava positiva.
"Forse siamo troppo diversi per stare insieme...", disse.
"Forse sì, però il tempo per provare non ci manca!" rispose la principessa.
La luna non era ancora tramontata quando i tre fecero ritorno al villaggio, dove la festa era terminata e lungo le strade rimanevano solo i senzatetto e qualche ubriaco.
Prima di dirigersi verso il castello, il cavaliere prese la parola.
"Principessa, non puoi avere più di un marito. Ora torna a Palazzo da sola e racconta di avermi visto affogare con i tuoi stessi occhi, così sarete entrambi liberi di sposarvi. Io parto per un lungo viaggio e probabilmente non ci vedremo mai più."
Il figlio della contadina, che non sapeva chi fosse realmente il cavaliere, non ne comprese le parole.
"Non puoi andartene ora, non te lo permetto", disse la principessa. "Ora che ho trovato la felicità, è giusto che anche tu la condivida con noi!"
"Il problema è la maledizione. Appena rimetterò piede a corte mi trasformerò nuovamente nel principe bambino..."
La principessa si arrabbiò. Afferrò il cavaliere e lo fissò negli occhi.
"La maledizione non avrà più effetto se lo vorrai veramente. Hai ucciso la strega con le tue mani, ricordi? Con la forza di volontà puoi spezzare definitivamente l'incantesimo!"
La principessa lo abbracciò.
"Ce la puoi fare. Smetti di diventare ciò che gli altri ti costringono ad essere..."
Il figlio della contadina si ingelosì non poco davanti a quella scena, ma rimase del tutto stupito quando vide il cavaliere trasformarsi. La maledizione della strega era stata infranta e il cavaliere tornò finalmente al suo vero aspetto, quello di un uomo comune, né troppo bello, né troppo brutto.
La principessa tornò al castello e raccontò che il principe bambino era morto nel tentativo di difenderla da una banda di briganti. Il figlio della contadina e il cavaliere, disse, l'avevano salvata. Ricevettero dei titoli nobiliari come ricompensa, in modo che potessero circolare liberamente a corte. Il figlio della contadina e la principessa si sposarono poco tempo dopo, mentre il cavaliere divenne il comandante dell'esercito. La principessa aveva compreso che l'elemosina non avrebbe aiutato il suo popolo. Aveva il potere di cambiare la situazione agendo alla radice stessa del problema: convocò gli Stati Generali e siglò trattati di pace con tutti i regni confinanti e approvò riforme a favore del popolo. Il figlio della contadina, divenuto re, fu un amante impeccabile e ben presto la famiglia reale si allargò, con la nascita di tre gemelli, che... Ma questa è un'altra storia.

Abele, in "Hells Angels" di Shinichi Hiromoto, vol. 3.

"Sei un fesso... Sei troppo autoindulgente, manchi di uno straccio di rigore! Fino a che punto vuoi essere indulgente con te stesso?! Sei soddisfatto solo di desiderare e di credere! In realtà ti piacerebbe che andassero bene cose che non hai mai provato a fare! Non hai fatto niente e non hai conseguito alcun risultato... Ma fingi di non saperlo e di fare del tuo meglio! Sei convinto di essere una persona speciale e diversa dagli altri... ma non ne hai alcun motivo!"

Modelli

Vivo circondato da modelli negativi. Mi impegno quotidianamente per non assomigliare a loro, cercando dentro di me una piccola centralina Enel per fare luce sulla mia via. Vittime della propria arroganza, scatenano la mia ambizione e mi stimolano ad andare sempre oltre quei limiti, quelle granitiche barriere che hanno imposto a se' stessi e che vogliono imporre agli altri. Purtroppo sembro predestinato al martirio tra i filistei e alla vana ricerca di un contatto con chi realmente ammiro. E' difficile trovare qualcuno da ammirare, qualcuno che rispecchi quello stile di vita che vorrei ma che non riesco a raggiungere. Ma ancora più arduo risulta legare a me coloro nei quali trovo dei modelli propositivi. Sarò mai un esempio per qualcuno? Diventerò mai un... non so, un piccolo Veronico Ciccone?

Poesia

Sazia del mio corpo ricoperto di vergogna,
la voce della sirena cessa il canto
e scioglie i nodi dell'estasi.
L'ultimo morso riaccende la volontà,
mercenaria d'alto bordo di mani ora immobili,
prima voluttuoso richiamo all'amore.