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VOLARE UNA NOTTE NON TROPPO LONTANOVorrei volare via, per un po'... Aprirò la finestra della mia cameretta, più tardi, e balzerò nel vuoto. Appena i miei piedi si staccheranno dal davanzale e avrò l'impressione di cadere al suolo, aprirò le ali e spiccherò in volo. La città non è mai deserta, nemmeno la notte, e un gruppo di giovani, tornando a casa, mi illuminerà con i fari della macchina, mentre io mi allontanerò da loro, dall'asfalto e dalle case, in progressiva ascesa. Per prima cosa voglio andare in un cazzo di bosco. Di quelli aggrovigliati, pieni di burroni, dove le famiglie non passano il fine settimana a raccogliere i mirtilli. Voglio essere solo davanti allo splendore della terra avvolta dalle tenebre. Voglio sentire il respiro della natura che, addormentata, giace tra gli alberi. Sostenuto dal celere frollìo delle mie alette, me ne starò sospeso lì sopra e mi godrò lo spettacolo. Sotto di me, una distesa di foglioline che sonnecchiano nell'umidità. Sopra di me, solo il cielo. Sarebbe troppo chiedere anche un tre quarti di luna e magari un paio di nuvolette gonfie di pioggia? Dopo un po' mi stancherò e scenderò su una collinetta. Il leggero pigiama estivo non mi proteggerà dall'aria fredda e probabilmente starnutirò, mentre, seduto sull'erba, ascolterò il silenzio della notte. Potrei prendere il cellulare e telefonare a C. Quasi sicuramente avrebbe il telefono spento e dovrei lasciare un messaggio in segreteria: "Ogni tanto penso a te..." Non lo farò, anzi, lascerò il telefonino a casa, sul comodino accanto al letto. Mi sdraierò sulla collinetta e mi addormenterò lì, aspettando l'alba. Al sorgere del sole, mi sveglierò assonnato e osserverò la luce emergere all'orizzonte. Poi riprenderò il volo fino a casa e planerò silenziosamente sul davanzale della finestra. In strada, un netturbino noterà la mia ombra sopra la sua testa, ma quando alzerà lo sguardo non vedrà altro che tapparelle abbassate. Giusto in tempo per spegnere la sveglia prima che suoni. IL SOGNO E L'INQUIETUDINEPoco dopo la nascita, il sogno fu posto a dormire nell'alveo del cielo accanto all'inquietudine. L'inquietudine, giocando con un sonaglio, lo lanciò nella culla del piccolo sogno, turbandone il sonno. Da allora, ogni volta che nei nostri sogni riecheggia il suono dell'inquietudine, l'incubo giunge a farci visita...
Danielino UN NUOVO INIZIO!La mia coniglietta mi osserva serafica mentre seleziono il materiale che vorrei pubblicare su questo blog. Sarei proprio curioso di sentire il suo parere sui vari racconti, aneddoti, sentenze e cronache di vita che ho scritto da quando la vecchia maestra Somaschini alfabetizzò la mia esistenza. Purtroppo non potrò sapere cosa ne pensa nemmeno la mia adorata gatta, non perchè non sia capace di leggere, ma semplicemente perchè è troppo pigra per farlo. Ringrazio quindi di cuore tutti voi che leggete queste mie righe se, ogni tanto, passando a farmi visita, mi donerete un sorriso con un vostro commento! |
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