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Io all'ASILO!!

Per me l'asilo è stato traumatico come una notte di passione con Bendetto XVI.  Ero piccolissimo (...ma va'?) ma la disperazione di chi cercava di portarmi alla scuola materna ogni mattina è ancora viva in me. La zia mi aveva preparato uno zainetto fichissimo ed ero il bimbo più bello di tutto l'istituto, garantito. Però io odiavo quel luogo pieno di signorine (non è una forma di cortesia, erano zitelle) sadiche e inacidite dalla catto-cultura della negazione del piacere. Del resto ero epicureo già da piccino. C'era la signora Tullia che aveva un tic fastidiosissimo: allargava sempre le narici e bastava poco per farla sbroccare.  Poi avevo l'incubo ricorrente di una tale che già dal nome evocava atroci tormenti (Medusa, Albina, Gorgone, una cosa simile) e che in effetti aveva l'urlo facile. Con gli altri bambini non andavo proprio d'accordo, del resto io ero già signorino, loro erano popolani. Un bambino scemo mi tirava sempre i capelli ma invece di sgridare LUI se la prendevano con ME perché piangevo.

Coerente con le mie convinzioni, ogni mattina piangevo e strepitavo per rimanere a casa - c'erano i cartoni animati  - ma nessuno mi ascoltava e per questo un giorno furono tutti ampiamente puniti.  La signora che mi portava all'asilo aveva una vecchia Fiesta e dai sedili posteriori si accedeva facilmente al baule. Così mi nascosi lì dentro per un po' finché mi scoprirono: ricordo l'indignazione delle educatrici che, percuotendosi il petto con la mano, lanciavano gridolini inviperiti un po' verso di me e un po' verso mia mamma che ormai s'era rassegnata. Alla fine, in un delirio di violenza-onnipotenza, mi sbaularono e mi costrinsero all'asilo.

In classe c'era la pessima abitudine di appendere sull'armadio il disegno migliore della settimana per stimolare la competizione. Inutile dire che i disegni scartati venivano brutalmente strappati e gettati - i miei erano sempre nel cestino.  L'occasione per contestare apertamente il sistema mi fu offerta su un piatto d'argento da una troietta in erba che durante una lezione disse alla maestra bagascia che non stavo disegnando quello che la diseducatrice aveva commissionato ma una cosa diversa.  Indispettita da non so cosa, la maestrina mi tirò una sberla sul collo e lì scoppiò la bomba-Daniele!!

Iniziai a STRILLARE e continuai imperterrito finché arrivarono tutte le maestrine baldracche dalle altre classi a vedere cosa mi stesse capitando. Poi scappai in corridoio - sempre strillando, e avete presente i decibel che può emettere un bambino isterico?  Alla fine mio zio venne a ritirarmi e all'asilo non misi più piede. Tié.

Se Bambi è gay

A 24 anni suonati ho rivisto Bambi.
 
Realizzato nel 1942, il film rappresenta la società dell'epoca, gerarchicamente organizzata e stabilmente ancorata ai vecchi ruoli di genere: la donna  è primariamente una madre, oltretutto scema, il bambino è un adulto che non ha ancora imparato a vivere e l’uomo  ovviamente ha valore solo in quanto soldato. Netta la divisione in classi sociali: c'è il popolino un po' rozzo (i conigli, gli uccellini e gli altri animali della foresta) e l'aristocrazia elegante e sdegnosa (i cervi). A capo della baracca c'è il Grande Cervo , con delle corna lunghissime, simbolo di virilità e di potenza, che fanno godere tutte le cerve della foresta.
 
La mamma di Bambi, la Bamba, incarna i valori dell'alta borghesia dei primi del '900, che assimila il comportamento dell'aristocrazia ma rimane legata alla condizione femminile popolare, senza riuscire realmente ad emanciparsi. La cerva odiosa si atteggia a zoccola di classe e non ricambia i saluti di nessuno - quando è morta ho goduto come poche volte nella vita – ma la maternità è totale abnegazione verso il figlio e la donna non ha altro ruolo sociale che quello della genitrice - se poi il figlio è Bambi faceva meglio a farsi ammazzare subito, la fallita. La Bamba è anche una scema della prima ora e non fa in tempo a mettere lo zoccolo sul prato che BANG! è già stecchita.
 
Il padre di Bambi, o presunto tale, visto che non sappiamo chi abbia ingravidato la cerva, è una sorta di sovrano assoluto che passa in rassegna gli altri cervi come un capo militare. Disney proietta la realtà a lui contemporanea nel microcosmo della foresta, e i soldati impegnati nelle conquiste coloniali e nell’ormai prossima guerra lo ispirano nella caratterizzazione dei cervi, introdotti con una marcia militare e riverentemente posti di fronte al sovrano.
 
Bambi è la regina delle frocie della foresta.  E’ appena nato e già sculetta e ancheggia. Dopo una sveltina con il coniglio Tippete, incontra la fidanzatina Occhidolci – altro esempio della bislacca considerazione in cui erano tenute le donne negli anni ’30 – ma l’abbandona per fuggire con il suo amante di sempre, il Grande Cervo. E’ una storia alla Brokeback Mountain, un colpo di fulmine improvviso tra Bambi e il padre e poi il continuo cercarsi, tanto che il Grande Cervo salva più volte il culo a Bambi sperando che glie ne faccia dono.
 
Bizzarro il cambiamento di sesso della puzzola Fiore, all’inizio del film è una bambina ma nel giro di un inverno diventa un maschio potente e seduttore di puzzole. Il coniglio Tippete viene plagiato da una coniglia obesa dalla dubbia moralità. Inquietante la rapidità della maturazione sessuale dei cervi: in un anno Bambi nasce e figlia!
 
Conclusione: gli etero di ieri sono i gay di oggi.