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Ho visto un po' di tv...

Qualche sera fa ho avuto la sciagurata idea di vedere uno dei soliti casi umani da compassione della De Filippi.
Tanto per non scadere nei luoghi comuni, c'era la solita famiglia di napoletani pezzenti e pure sporchi. Pascuale, il figlio obeso e mammone, il fallimento di qualsiasi teoria sull'evoluzione umana, accompagnato dalla madre, la classica matrona partenopea truccata da zingara. Dall'altra parte della busta, la moglie di Pascuale in via di divorzio, ingravidata e trattata come una sgualdrina perché non ha dato alla figlia il nome della suocera.
Segue sceneggiata in dialetto sudista.  Il pubblico fa la ola per la moglie fedifraga.  Maria caccia la madre e Pascuale si incazza con Maria riuscendo incredibilmente a infilare ben tre parole di seguito per l'unica volta nella sua vita.
 
Pensavo che non avrei mai potuto vedere nulla di peggio, invece Domenica per errore mi è caduto il telecomando a terra e la tv s'è appicciata su Canale 5...
...dopo la sigletta cantata in coro da Perego-Gregoraci-Lippi e l'amante del marito della Ferilli con tanto di balletto...
...dopo la sessuologa, l'imbalsamatrice e la bagnina estratte a sorte dall'Archivio Sfiga di Mediaset...
...dopo le signore ciccione del pubblico che applaudiscono ("applaudono" non renderebbe giustizZia al niveau culturale del programma) la Panicucci...
...dopo un'intervista alla concorrente esclusa da quel reality sulle cozze ignIoranti condotto dalla Panicucci di cui sopra...

...ho compreso l'importanza di creare un sistema di istruzione che funzioni realmente e insegni ai futuri cittadini ad emanciparsi, mettendoli nelle condizioni di liberarsi da queste forme di assoggettamento a una sottocultura che, per intrattenere, deve necessariamente insultare l'intelligenza della gente.

Povera Italia.

La Bella Addormentata nel Bosco - Sleeping Beauty

Ho visto La Bella Addormentata nel Bosco, il film Disney.  Come li facevano una volta i cartoni animati non li fanno più: la pretesa ingenuità e il disegno semplice e ordinato non prevalgono sulla storia e sulle emozioni come le cagatine edulcolorate e computerizzate di oggi. Poveri bambini, non sanno cosa si sono persi!
 
La storia è nota. La protagonista è Aurora, che nella versione inglese tutti pronunciano ORRORA, quindi all'inizio del film la folla grida ORRORA ORRORA come se stessero bombardando il paese. Il re non riusciva a ingravidare la regina, ma dopo anni di tentativi purtroppo nasce la principessa.  Le fatine, tre lesbiche in menopausa, donano ad Aurora la bellezza e l'anima ma, ahimé, nessuno pensa a darle l'intelligenza.  Per fortuna, in tanta monotonia, interviene la perfida strega Maleficent. Bellissimo personaggio!  E' una vera dark lady, una drag queen invecchiata ma non per questo meno determinata. Lancia una meledizione sulla principessa: morirà entro il sedicesimo anno di vita, pungendosi con il fuso di un telaio.  Invece di dire ad Orrora "non toccare nulla per i prossimi sedici anni" preferiscono bruciare tutti i telai del regno e allevare la bambina in un bosco.
 
Dopo sedici anni, la demente vaga cantando per la foresta . E' vogliosa perché non ha mai incontrato un ragazzo e vorrebbe tanto farsene uno, ma deve accontentarsi della compagnia di alcuni volatili e delle tre fatine omosex. La tensione erotica sale quando Aurora incontra il principe , uno dei pochi uomini della Disney con un discreto livello di virilità. Il ragazzo ci prova subito e la scema non perde tempo e gli promette di dargliela la sera stessa.
 
Aurora è però attesa al Pacazzo Reale per festeggiare il compleanno . Le fatine la rinchiudono in una torre ma Nostra Signora delle Tenebre Maleficent riesce a scoprirla e non ci mette molto a infilarle un ago nel dito. Quel genio di ragazza cade a terra stecchita e alle fatine non resta che lasciar cadere in un sonno incantato tutta la Corte .
 
Maleficent, dopo secoli passati con un corvo, decide di dare una svolta alla sua vita e sequestra il principe. Lo incatena nelle segrete del castello e inizia con lui una relazione sadomaso, ma le fatine, dopo varie tribolazioni, lo aiutano a fuggire. Aiutato dalle armi magiche riesce a uccidere la strega, che si spappola cadendo in un precipizio - nonostante abbia le ali.  Poverina.
 
Il principe bacia Orrora, la puella si risveglia e celebrano felici il fidanzamento.  Le fatine vengono dimenticate su un balcone, neglette e senza nessun ringraziamento. The End.

Io all'ASILO!!

Per me l'asilo è stato traumatico come una notte di passione con Bendetto XVI.  Ero piccolissimo (...ma va'?) ma la disperazione di chi cercava di portarmi alla scuola materna ogni mattina è ancora viva in me. La zia mi aveva preparato uno zainetto fichissimo ed ero il bimbo più bello di tutto l'istituto, garantito. Però io odiavo quel luogo pieno di signorine (non è una forma di cortesia, erano zitelle) sadiche e inacidite dalla catto-cultura della negazione del piacere. Del resto ero epicureo già da piccino. C'era la signora Tullia che aveva un tic fastidiosissimo: allargava sempre le narici e bastava poco per farla sbroccare.  Poi avevo l'incubo ricorrente di una tale che già dal nome evocava atroci tormenti (Medusa, Albina, Gorgone, una cosa simile) e che in effetti aveva l'urlo facile. Con gli altri bambini non andavo proprio d'accordo, del resto io ero già signorino, loro erano popolani. Un bambino scemo mi tirava sempre i capelli ma invece di sgridare LUI se la prendevano con ME perché piangevo.

Coerente con le mie convinzioni, ogni mattina piangevo e strepitavo per rimanere a casa - c'erano i cartoni animati  - ma nessuno mi ascoltava e per questo un giorno furono tutti ampiamente puniti.  La signora che mi portava all'asilo aveva una vecchia Fiesta e dai sedili posteriori si accedeva facilmente al baule. Così mi nascosi lì dentro per un po' finché mi scoprirono: ricordo l'indignazione delle educatrici che, percuotendosi il petto con la mano, lanciavano gridolini inviperiti un po' verso di me e un po' verso mia mamma che ormai s'era rassegnata. Alla fine, in un delirio di violenza-onnipotenza, mi sbaularono e mi costrinsero all'asilo.

In classe c'era la pessima abitudine di appendere sull'armadio il disegno migliore della settimana per stimolare la competizione. Inutile dire che i disegni scartati venivano brutalmente strappati e gettati - i miei erano sempre nel cestino.  L'occasione per contestare apertamente il sistema mi fu offerta su un piatto d'argento da una troietta in erba che durante una lezione disse alla maestra bagascia che non stavo disegnando quello che la diseducatrice aveva commissionato ma una cosa diversa.  Indispettita da non so cosa, la maestrina mi tirò una sberla sul collo e lì scoppiò la bomba-Daniele!!

Iniziai a STRILLARE e continuai imperterrito finché arrivarono tutte le maestrine baldracche dalle altre classi a vedere cosa mi stesse capitando. Poi scappai in corridoio - sempre strillando, e avete presente i decibel che può emettere un bambino isterico?  Alla fine mio zio venne a ritirarmi e all'asilo non misi più piede. Tié.

Se Bambi è gay

A 24 anni suonati ho rivisto Bambi.
 
Realizzato nel 1942, il film rappresenta la società dell'epoca, gerarchicamente organizzata e stabilmente ancorata ai vecchi ruoli di genere: la donna  è primariamente una madre, oltretutto scema, il bambino è un adulto che non ha ancora imparato a vivere e l’uomo  ovviamente ha valore solo in quanto soldato. Netta la divisione in classi sociali: c'è il popolino un po' rozzo (i conigli, gli uccellini e gli altri animali della foresta) e l'aristocrazia elegante e sdegnosa (i cervi). A capo della baracca c'è il Grande Cervo , con delle corna lunghissime, simbolo di virilità e di potenza, che fanno godere tutte le cerve della foresta.
 
La mamma di Bambi, la Bamba, incarna i valori dell'alta borghesia dei primi del '900, che assimila il comportamento dell'aristocrazia ma rimane legata alla condizione femminile popolare, senza riuscire realmente ad emanciparsi. La cerva odiosa si atteggia a zoccola di classe e non ricambia i saluti di nessuno - quando è morta ho goduto come poche volte nella vita – ma la maternità è totale abnegazione verso il figlio e la donna non ha altro ruolo sociale che quello della genitrice - se poi il figlio è Bambi faceva meglio a farsi ammazzare subito, la fallita. La Bamba è anche una scema della prima ora e non fa in tempo a mettere lo zoccolo sul prato che BANG! è già stecchita.
 
Il padre di Bambi, o presunto tale, visto che non sappiamo chi abbia ingravidato la cerva, è una sorta di sovrano assoluto che passa in rassegna gli altri cervi come un capo militare. Disney proietta la realtà a lui contemporanea nel microcosmo della foresta, e i soldati impegnati nelle conquiste coloniali e nell’ormai prossima guerra lo ispirano nella caratterizzazione dei cervi, introdotti con una marcia militare e riverentemente posti di fronte al sovrano.
 
Bambi è la regina delle frocie della foresta.  E’ appena nato e già sculetta e ancheggia. Dopo una sveltina con il coniglio Tippete, incontra la fidanzatina Occhidolci – altro esempio della bislacca considerazione in cui erano tenute le donne negli anni ’30 – ma l’abbandona per fuggire con il suo amante di sempre, il Grande Cervo. E’ una storia alla Brokeback Mountain, un colpo di fulmine improvviso tra Bambi e il padre e poi il continuo cercarsi, tanto che il Grande Cervo salva più volte il culo a Bambi sperando che glie ne faccia dono.
 
Bizzarro il cambiamento di sesso della puzzola Fiore, all’inizio del film è una bambina ma nel giro di un inverno diventa un maschio potente e seduttore di puzzole. Il coniglio Tippete viene plagiato da una coniglia obesa dalla dubbia moralità. Inquietante la rapidità della maturazione sessuale dei cervi: in un anno Bambi nasce e figlia!
 
Conclusione: gli etero di ieri sono i gay di oggi.

Come imparai a nuotare

Da piccolo non ho mai avuto il coraggio di andare in piscina perché avevo paura che mi picchiassero e alle medie ero un chiattone tale che nell'acqua mi avrebbero scambiato per una Fiat Panda affondata. Quando ero al liceo mi sarebbe piaciuto imparare a nuotare, ma l'istruttrice della piscina di Desio era una gran sadica e mi sentivo inibito. Così l'estate di qualche anno fa mi decisi finalmente ad affrontare la mia anticapacità e mi iscrissi in una graziosa piscina di Trastevere.

La sera della prima lezione entrai negli spogliatoi armato di tutta la mia ansia da prestazioni, scoprendoo che... non c'era nessuno. Solo una bambina egiziana che puliva il pavimento con il Mocio Vileda. Dunque, non è che mi aspettassi gli Etruschi nudi, ma star lì da solo con il mio scheletrino mi metteva in forte imbarazzo, diciamo pure che ero in preda al panico. Strisciai lentamente fino al bordo vasca e raggiunsi le mie compagne di corso - alcune signore ultracinquantenni con la cellulite cronica e l'istruttrice, una fanciulla molto graziosa!

Ovviamente non potevo esimermi dal farmi riconoscere nel modo peggiore possibile, come al solito. Avevo avuto la brillante idea, qualche giorno prima, di andare in spiaggia a fare il figo senza crema protettiva e, come dolorosa conseguenza, avevo iniziato a perdere pezzi di pelle ustionata un po' ovunque. A lezione, agli esami e... in piscina. Così, mentre le mie adorabili anzianotte in acqua perdevano protesi e cuffiette, io rincorrevo la mia epidermide che galleggiava a mo' di medusa nello schifo generale...

Bene o male che sia andata, nel giro di poche settimane ho finalmente imparato a nuotare! Non ho mai superato la fobia dello spogliatoio e tutti quei tizi che girano nudi - ma non è da cafoni? - mi danno un po' la pelle d'oca. Per fortuna sono miope e le cose piccole non le vedo.

Buongiorno mondo!

Stamattina l'uomo delle pulizie del condominio mi ha svegliato cantando Montagne Verdi a pieno stomaco sotto la mia finestra. Stavo x colpirlo con lo stereo e una raffica di dischi di Marcella Bella.

Ho fatto i biscotti al cioccolato!!

Ingredienti per circa 12 biscotti:
 
80 g di farina autolievitante; un pizzico di sale; una presa di bicarbonato, forse per digerire meglio; 50 g e anche meno di burro ammorbidito che vi resterà sullo stomaco fino a Natale; 30 g di zucchero; 30 g di zucchero grezzo di canna; 1/4 di cucchiaio di estratto di vaniglia; 1 uovo; 80 g di cioccolato fondente a pezzi; 40 g di noci tritate!
 
Preparazione:
 
Sbattete tutto in una ciotola grande e mescolate con un cucchiaio di legno. Ottimo esercizio per il bicipite destro.
 
Quando avete i crampi al braccio, prendete una cucchiaiata di impasto e sbattetelo su una teglia imburrata - o con la carta da forno - cercando di dargli una vaga forma di biscotto e distanziando le vostre opere d'arte in modo tale che, lievitando, i biscotti non diventino una torta... Nel frattempo sprecate il gas riscaldando il forno a circa 190° e poi fate cuocere le vostre creature per circa 10 minuti, finché non sentite puzza di biscotto bruciato o finché non vedete del fumo nero uscire dal forno.
 
Sfornate: i biscotti non escono già duri dal forno, ma dovete lasciarli riposare per mezz'oretta affinché si ottenga l'effetto Viagra che trasformerà quelle polpette mollicce in pietra pomice!
 
Ora potete gustare questi fantastici biscotti!!

Felice di essere un alieno

...Spesso sono contento di provenire da un pianeta lontano.

Scozzesi e centurioni

Domenica sono uscito con la mia amica Antonella e le vie del centro erano percorse da decine di scozzesi con tanto di kilt - senza mutanda!
 
Un uomo con il kilt fa lo stesso effetto di un maschio con gli slip bianchi mezzi sfrisati e il gambaletto nero con l'elastico che blocca la circolazione.  E poi ce ne fosse uno con le gambe dritte: trovarsi un quarantenne con la gonna e le gambe a X davanti al Vittoriano ha lasciato perplessi persino i centurioni...
 
...già, i centurioni. Domenica ne ho visto uno con i collant e uno con il pedalino mezzo calato. Alla faccia degli antichi romani!!
 
Ma ho comprato Aerial di Kate Bush!

Poesia per...

...Nasce dalla neve il primo fiore della Primavera.
Peccato che la neve non cada spesso nel mio giardino!!
Un fiocco di cotone, tuttavia, ha sfiorato il mio viso.

La città sottomarina

Questa storia l'ho scritta ieri sera al Laboratorio di Scrittura Creativa!
Un bambino camminava lungo la strada, ormai deserta a quell'ora. Aveva dato la buonanotte a tutti, riuniti in salotto davanti alla Corrida, e aveva finto di andare a dormire. Si era calato dalla grondaia con l'intenzione di non tornare più: aveva 9 anni, era grande ormai, e poteva farcela benissimo da solo. Sapeva che i suoi genitori erano venuti dal mare, molti anni prima, dopo essere fuggiti da una patria che ai suoi occhi era divenuta un luogo mitico, ancestrale ed irraggiungibile. Sarebbe andato al mare e avrebbe nuotato fino a raggiungere quella terra lontana.
Il bambino giunse sulla spiaggia, si tolse le scarpe e, facendosi coraggio, entrò nell'acqua. Provò un brivido, poi si immerse totalmente e gli sembrò che non facesse più così freddo. Iniziò a nuotare e prese il largo. Dopo qualche istante, o minuto, o forse dopo ore, volle vedere cosa si nascondesse nel mare sotto di se, che il bambino immaginava essere una vasta distesa di sabbia dorata, dove camminavano i granchi e dove si posavano le conchiglie.
Il bambino, invece, vide un castello. Era una costruzione sommersa e nonostante il buio notturno alcune luci scintillavano sulle sommità dei tetti. Il bambino, incuriosito, nuotò verso una luce che splendeva più delle altre e scoprì che proveniva da una finestra. Si affacciò e vide che all'interno vi era una ragazza che reggeva una candela.
- Ciao! - gli disse sorridente.
- Ciao. - rispose sorpreso il bambino.
- Ti aspettavo! - disse la ragazza.
- Che posto è questo? - chiese il bambino.
- Questa è la Città Aperta, - rispose la ragazza - la città del futuro. Questo è il luogo destinato a venire. Ma ora è presto e io aspetto.
Il bambino la guardò incredulo. La ragazza gli porse allora un oggetto: era una collana di perle. Il bambino non comprese.
-Un giorno, quando mi incontrerai, me la restituirai. Io sarò lì, tra pane e prosciutto, ad aspettarti! Ora vai, torna a casa!
Il bambino strinse forte la collana, fece un cenno di assenso e risalì. Si voltò un'ultima volta prima di riemergere all'aria aperta e vide la Città Aperta scintillare dietro di se'.
Nuotò verso la riva, uscì dall'acqua e tornò verso la prorpia casa: avrebbe atteso lì che la Città Aperta divenisse una città presente.

La mia cena

Stasera ho cenato con l'insalata pronta.
Niente di particolare, ma per me era un piatto speciale perchè l'ho condita io.

Se fosse andata così...

Questa l'ho scritta la sera dell'elezione di Benedetto Sedici...
Dunque. Siamo a San Pietro, invisibili presenze tra migliaia di persone. Tutti i nasi sono rivolti al balconcino sopra il portone della basilica, mentre il fumo bianco riempie la piazza. Il suono delle campane viene coperto dalle grida dei fedeli in attesa dell'annuncio.
La tenda rosso sangue si apre. Il popolo urla mentre un chierico sistema il microfono sulle poppe di Barbara D'Urso.
"Ragazziiiiii!!" grida, spalancando le braccia per salutare la folla immensa ai suoi piedi.
Un coro di strilli isterici e fischi le risponde, qualcuno già sventola lo striscione con il nome del Cardinale preferito, il maxi-schermo si illumina e veniamo proiettati all'interno della Cappella Sistina.
"Cardinaliiiii! Ci sieteeee?", è Barbara che chiama i finalisti. Nella Cappella, un centinaio di tonache rosse e bianche agitano la mano e rispondono:
"Siiii!! Ciao Barbara! Sei bellissima oggi!"
Batter di mani tra la folla, la telecamera indugia sugli occhi gonfi di lacrime di una ragazza seduta sulle spalle del fidanzato.
"Grazie, cari! Allora, tra poco uno di voi sarà eletto... Come vi sentite?"
"...Emozionati!", risponde il Martini.
"Secondo voi chi sarà il prescelto?"
Silenzio nella Cappella. Titubante, il Cardinale Ratzinger prende la parola, un po' rosso in viso:
"Non lo sappiamo, Barbara. Ma siamo umili servi nella vigna del Signore!"
Grida estatiche nel popolo radunato in piazza. Il giorno dopo, una signora racconterà di aver visto in quel momento preciso il volto di Pollon nel display del suo videofonino.
Il maxi-schermo si spegne, Barbara si fa improvvisamente seria e si rivolge di nuovo ai fedeli.
"E' arrivato il momento decisivo. Dichiaro ufficialmente chiuso il televoto."
Rumore. Nello studio del Tg5 Cesara Buonamici commenta commossa le immagini dei molti giovani che armeggiano con il cellulare per inviare l'ultimo voto con gli sms.
"E ora", continua Barbara, "E' arrivata un'ospite molto speciale che annuncerà le nominations..."
Davanti allo schermo tv, milioni di spettatori strabuzzano gli occhi per la sorpresa.
Madonna fa capolino dal tendone porpora e l'eccitazione dei fedeli esplode in un delirio di urla, canzoni, applausi.
Da una busta argentea spuntano i nomi dei finalisti.
"And the nominees are..."
Il maxi-schermo si illumina, il silenzio cala su San Pietro.
"...Cardinal Martiniiiiii!!"
Il faccione felice del Martini appare sul display che domina la piazza, mentre uno scroscio di battiti di mani applaude il primo nominato.
"...Cardinal Ratzingeeeer!!"
Dalla Cappella Sistina giungono immediatamente le immagini di un omino porporato che sorride modesto alla notizia dell'arrivo in finale.
"Aaaaand... Cardinal Tettamanziiii!!"
Nuovamente applausi, grida, strilli, urla, lacrime, eccetera eccetera.
Barbara D'Urso, dopo un veloce cambio d'abito, interviene:
"Siamo arrivati al momento che tutti aspettavamo! Sta arrivando la busta con il nome del Cardinale prescelto da voi che ci seguite da casa."
All'orizzonte appare una piccola colomba bianca. Vola verso la basilica. Nel becco, una busta dorata, che consegna a Barbara. Accenna una lieve genuflessione e vola via.
Aprono la busta, leggono il nome. Sotto, il silenzio. Fiato sospeso, Auditel alle stelle. Barbara d'Urso si affaccia al balcone:
"Il momento è solenne."
Pausa.
"Habemus papam", proclama.
Sorriso.
I fedeli ormai non hanno più voce. Il nome, vogliono il nome.
Madonna prende la busta d'oro.
"And the winner iiiiiiiis..."
...THE CARDINAL RATZINGEEEEER!!"
Il maxi-schermo inquadra Martini e Tettamanzi che abbracciano il Ratzinger in lacrime, mentre gli altri Cardinali irrompono in gridolini isterici e saltellano su e giù per la Cappella Sistina.
Tra la folla, silenzio. Lo stupore ha ammutolito tutti. Si aspettavano chiunque, ma non lui. Avevano pregato per giorni pur di levarselo dalle palle. Dagli un posto da qualche parte, avevano detto, ma non farlo diventare Papa! Niente, il Signore non ha ascoltato i consigli di nessuno.
Barbara D'Urso osserva sbigottita la reazione anomala dei fedeli. Improvvisamente, arriva l'altra notizia...
"Ragazziiiii!" strilla al microfono.
Migliaia di occhi vitrei si levano verso il balconcino.
"BERLUSCONI SI E' DIMESSOOOO!!"
Piazza San Pietro viene travolta dal rumore inimmaginabile delle grida, dei fischi, delle urla, i tappi di Champagne schizzano ovunque, i papa-boys cantano "Bella Ciao"...

La Fiaba della Principessa

C’era una volta una principessa bellissima.
Era molto sola e ogni sera, rivolta alla luna alta nel cielo , pregava di trovare un uomo che la amasse. La principessa, infatti, nonostante possedesse enormi ricchezze e fosse corteggiata dai migliori nobili del regno, avvertiva un profondo senso di vuoto dentro di sé per la mancanza di amore sincero. A quel tempo, infatti, la malvagità e la superficialità avevano corrotto l'animo umano e la principessa non si dava pace. Il vecchio re aveva cercato più volte di convincere la figlia a sposare uno dei numerosi principi che quotidianamente giungevano per chiedere la sua mano, ma la principessa non voleva accontentarsi, perché era convinta che prima o poi avrebbe incontrato il vero amore.
Nel regno viveva anche un bambino bruttissimo e molto povero. Era sempre da solo e spesso era costretto a svolgere lavori umili per portare a casa un pezzo di pane. Un giorno si recò al palazzo reale e ottenne di vedere la principessa.
“Sposami”, le disse, “Non te ne pentirai”.
Alla principessa parve di scorgere nel bambino quella purezza che aveva a lungo cercato e acconsentì alle nozze, che furono celebrate il giorno successivo, seppur nello scetticismo generale.
La prima notte in cui i due sposi furono lasciati soli, tuttavia, accadde qualcosa di singolare. Il bambino, infatti, si trasformò innanzi agli occhi della principessa in un magnifico cavaliere. A causa della maledizione che una strega cattiva aveva gettato su di lui tempo prima, il cavaliere rifletteva con il proprio corpo i sentimenti di chi lo circondava. Poiché il cuore degli uomini era cattivo, durante il giorno assumeva le sembianze di un bambino bruttissimo, ma la notte, quando restava solo con la principessa, il cui cuore possedeva lo stesso candore di una valle innevata, diventava un bellissimo ragazzo.
Per un anno gli sposi evitarono di restare soli durante il giorno, affinché la corte non venisse a conoscenza dell'incantesimo di cui il principe era vittima. La notte, però, si intrattenevano in piacevoli chiacchierate, durante le quali il cavaliere raccontava le sue numerose imprese eroiche. La principessa si rese improvvisamente conto di quanto fosse patetica la sua vita, trascorsa nell'agio e tuttavia sprecata, perché non aveva mai fatto nulla di concreto per aiutare gli altri nonostante la sua enorme fortuna.
Una mattina si levò di buon'ora e ordinò di preparare la carrozza per andare nel paese vicino, dove avrebbe certamente avuto modo di incontrare qualcuno bisognoso d'aiuto. La lussuosa vettura, però, non passò inosservata e il popolo, impoverito da anni di guerre e accecato dal rancore nei confronti della nobiltà, la prese d'assalto in cerca di cibo. I vetturini fuggirono a gambe levate, abbandonando la principessa in balia della folla, che le strappò i vestiti e la riempì di fango . Il tempestivo intervento di un ragazzo, fortunatamente, la salvò dal peggio. Il figlio di una contadina della zona, infatti passava casualmente per quella strada con il carretto delle consegne e, vedendola in difficoltà, la afferrò e la portò al riparo. La principessa, resa irriconoscibile dagli abiti lacerati e sporchi di fango, ringraziò con dolcezza il figlio della contadina, un bellissimo ragazzo i cui occhi sembravano dipinti dalla mano precisa e delicata di uno scriba egiziano. Lo salutò e si diresse a piedi scalzi verso il palazzo.
La notizia della disavventura della principessa fece rapidamente il giro della corte e la povera ragazza divenne lo zimbello di nobili e cortigiani. Il marito, una sera, le si avvicinò benevolo e le porse un piccolo bastone di legno.
"E' la bacchetta magica della strega che mi ha maledetto", disse. "Con questa potrai trasformarti in una contadina e, nascondendo al mondo le tue origini, sarai libera di girare per i villaggio e compiere le tue nobili azioni".
La principessa agitò la bacchetta nell'aria e come per incanto una sottana sudicia prese il posto dei suoi abiti pregiati, mentre i gioielli finemente lavorati che la ornavano divennero miseri monili di corda e legno. Nulla era tuttavia mutato nella bellezza della principessa, la cui virtù maggiormente risplendeva sotto quei vestiti scuciti. Agitò nuovamente la bacchetta e ritornò come prima.
Il giorno successivo, la principessa si trasformò e si recò al villaggio. La strada era molto lunga e i piedi, per nulla abituati agli scomodi zoccoli dei contadini, iniziarono a sanguinarle. La ragazza si fermò quindi presso una fonte a riposare, ma, non appena si fu seduta, vide arrivare una donna anziana con un enorme secchio. La donna era visibilmente stanca e la principessa si offrì di aiutarla, nonostante i piedi le facessero ancora male. Riempito d'acqua il secchio, le due si diressero verso una capanna poco distante, dove la donna, colpita dalla bellezza e dall'umiltà della ragazza, pensò bene di presentarla al figlio, nella speranza di un buon matrimonio.
La principessa riconobbe immediatamente nel figlio della contadina il ragazzo che l'aveva soccorsa quando i popolani l'avevano aggredita. Lo ringraziò nuovamente e il giovane, all'oscuro della vera identità della fanciulla, le propose di accompagnarlo a fare alcune consegne nelle case vicine. La principessa accettò di buon grado, non solo perché avrebbe avuto l'occasione di conoscere meglio il proprio regno, ma soprattutto perché le sembrò di percepire nel figlio della contadina le stesse emozioni che aveva provato un anno prima, quando il bambino era giunto a corte. Si sedette sul carretto, accanto al figlio della contadina, e insieme si diressero verso le vie centrali del paese.
Man mano che il carretto procedeva lungo le strade polverose, le condizioni di estrema prostrazione del regno si facevano più evidenti. Numerosi mendicanti attendevano il passaggio di qualche comare che facesse loro l'elemosina e le abitazioni erano spoglie e sporche. La corruzione che contaminava la corte, tuttavia, non sembrava appartenere allo stile di vita del luogo. L'onestà dei contadini, lontana dall'ipocrisia dei cortigiani, colpì profondamente la principessa, ma ancor più in profondità la colpì un sentimento nuovo e misterioso. Il figlio della contadina, accanto a lei, parlava, rideva, cantava. Comunicava emozioni nuove, genuine, solari.
Nei giorni successivi, la principessa si recò sempre più frequentemente al villaggio. Ogni volta non mancava di fare visita alla contadina e al figlio, con il quale trascorreva gran parte della giornata. Nonostante il ragazzo le avesse più volte domandato dove vivesse e chi fossero i suoi genitori, la principessa mantenne sempre segreta la sua vera identità. Era felice del rapporto che aveva con il giovane e temeva che se egli avesse scoperto chi fosse veramente l'avrebbe rifiutata.
Una sera, gli abitanti del villaggio organizzarono una festa e la ragazza ballò fino a notte fonda intorno a un grande falò con il figlio della contadina. La principessa era finalmente felice, pervasa dal calore che quelle persone le trasmettevano. Aveva trovato delle persone che l'avevano accettata per ciò che lei era e non per i suoi titoli. Il figlio della contadina l'aveva accolta e l'aveva curata da anni di gelo, risvegliando in lei quel fuoco che è diritto di ognuno ma che pochi conservano acceso. Una forte energia attraversava l'anima della principessa, un'energia che si chiamava vita.
"La festa è finita", disse il cavaliere.
La principessa, abbracciata al figlio della contadina, fu colta di sorpresa. La musica cessò e il silenzio calò improvviso sul paese. Il cavaliere strappò la moglie dalle braccia del ragazzo e, afferrata la bacchetta magica, la spezzò. La trasformazione della principessa terminò e la ragazza si rivelò per ciò che realmente era: coperta di stoffe rare e di preziosi gioielli, non fu difficile riconoscerla.
Un destriero nero apparve dall'oscurità e l'uomo vi montò sopra, portando con sé la principessa. Il cavaliere gettò uno sguardo verso il figlio della contadina.
"Seguimi e salvala, se tieni a lei", disse, mentre il cavallo correva verso il bosco.
Il figlio della contadina era sorpreso e deluso allo stesso tempo. Per tutto quel tempo la ragazza lo aveva ingannato, pensò. Osservando la polvere sollevata dal destriero del cavaliere, si sentì egli stesso polvere. Non era polvere, però, il tempo trascorso con la principessa. Nulla avrebbe cambiato il passato, né i pensieri e i sentimenti che lo avevano attraversato avrebbero potuto essere negati. Il ragazzo saltò in sella al suo fedele ronzino e partì, all'inseguimento del cavaliere sconosciuto e della principessa.
Il cavaliere rallentò, senza fornire alcuna spiegazione alla principessa, per permettere al figlio della contadina di raggiungerlo. Salì su un promontorio, dove sarebbe stato più facile da avvistare, e smontò da cavallo, stringendo a sé la ragazza. La principessa era terrorizzata dalla furia del marito e allo stesso tempo si sentiva mortificata per quanto era accaduto al villaggio. Si chiedeva con quali scuse avrebbe potuto giustificare il suo inganno, in particolare di fronte al figlio della contadina.
Il ragazzo, nel frattempo, galoppava verso la rupe, dove distingueva chiaramente la sagoma del cavaliere e della principessa.
"Perché la seguo?" si chiese.
"Perché non puoi fingere", rispose una voce dentro la sua anima. "Se veramente tieni a quella ragazza, non puoi ignorare ciò che è accaduto tra di voi."
"Potrei dimenticare, metterci una pietra sopra..."
"Potresti. E potresti trovarti, a distanza di giorni, mesi o anni, a pentirti per la tua viltà", proseguì la voce.
"Viltà?" si chiese il ragazzo, sempre più vicino alla meta.
"Hai paura di affrontare la realtà e nell'incertezza ti chiedi se non sia meglio lasciar perdere, questa volta."
Il ragazzo giunse alla rupe.
"Se vuoi un consiglio, cerca di essere meno indulgente con te stesso", concluse la voce.
Il figlio della contadina era di fronte al cavaliere. L'uomo allontanò da sé la principessa e sfoderò la spada.
"Cosa vuoi fare?", gridò la ragazza, che iniziava a temere seriamente per le sorti del giovane.
"Sei disarmato?", chiese il cavaliere, ignorando la principessa.
Il ragazzo annuì.
"Come pensi di sconfiggermi senza un'arma?"
"Sei un cavaliere. Non potrei sconfiggerti comunque", rispose il figlio della contadina.
Il cavaliere lanciò la sua spada verso il ragazzo ed estrasse un piccolo coltello.
"Io combatterò con questo, così siamo pari. La principessa è sotto la mia protezione. Per conquistarla, devi battermi."
"Sei impazzito?! Ti ordino di lasciarlo stare!" strillò la principessa, aggrappandosi al cavaliere, che la rovesciò a terra.
La sfida ebbe inizio. Il ragazzo, che raramente aveva usato una spada, fu subito in svantaggio e dopo pochi istanti cadde al suolo. Il cavaliere puntò il coltello alla gola del giovane.
"Cosa ti ha spinto a rischiare la vita in questo modo stupido?" chiese.
Non poteva finire così, il ragazzo non aveva previsto una simile conclusione.
"Lei è... speciale", rispose sottovoce il ragazzo. "Lei è la mia isola felice."
La principessa, sconvolta dal dolore e dalla rabbia, afferrò la spada del ragazzo e la diresse verso la nuca del cavaliere.
"Perché lo difendi? Per quale motivo la sua vita è così preziosa per te?" le chiese cupo il cavaliere.
"Perché nessun essere umano merita una morte simile."
"Solo per questo?"
La principessa sapeva che non avrebbe mai avuto il coraggio di utilizzare quella spada. Sperava che la semplice minaccia avrebbe arrestato la follia del cavaliere, ma quando vide il terrore nello sguardo del figlio della contadina non poté trattenersi.
"Io amo quel ragazzo. Per la sua onestà, per tutto quello che mi ha dato e per ciò che ha cambiato in me."
Il cavaliere lasciò cadere il coltello e liberò il figlio della contadina.
"Brava", disse. "Era ciò che volevo sentirti dire."
Il figlio della contadina tolse la spada dalle mani della principessa e la rivolse nuovamente verso il cavaliere.
"Non ti avrei mai fatto del male. Era una prova, affinché tu e la principessa comprendeste i vostri sentimenti. Ora puoi restarle accanto."
Il ragazzo abbassò la spada e guardò la principessa. Non capiva ancora cosa fosse successo, ma qualunque cosa fosse, sembrava positiva.
"Forse siamo troppo diversi per stare insieme...", disse.
"Forse sì, però il tempo per provare non ci manca!" rispose la principessa.
La luna non era ancora tramontata quando i tre fecero ritorno al villaggio, dove la festa era terminata e lungo le strade rimanevano solo i senzatetto e qualche ubriaco.
Prima di dirigersi verso il castello, il cavaliere prese la parola.
"Principessa, non puoi avere più di un marito. Ora torna a Palazzo da sola e racconta di avermi visto affogare con i tuoi stessi occhi, così sarete entrambi liberi di sposarvi. Io parto per un lungo viaggio e probabilmente non ci vedremo mai più."
Il figlio della contadina, che non sapeva chi fosse realmente il cavaliere, non ne comprese le parole.
"Non puoi andartene ora, non te lo permetto", disse la principessa. "Ora che ho trovato la felicità, è giusto che anche tu la condivida con noi!"
"Il problema è la maledizione. Appena rimetterò piede a corte mi trasformerò nuovamente nel principe bambino..."
La principessa si arrabbiò. Afferrò il cavaliere e lo fissò negli occhi.
"La maledizione non avrà più effetto se lo vorrai veramente. Hai ucciso la strega con le tue mani, ricordi? Con la forza di volontà puoi spezzare definitivamente l'incantesimo!"
La principessa lo abbracciò.
"Ce la puoi fare. Smetti di diventare ciò che gli altri ti costringono ad essere..."
Il figlio della contadina si ingelosì non poco davanti a quella scena, ma rimase del tutto stupito quando vide il cavaliere trasformarsi. La maledizione della strega era stata infranta e il cavaliere tornò finalmente al suo vero aspetto, quello di un uomo comune, né troppo bello, né troppo brutto.
La principessa tornò al castello e raccontò che il principe bambino era morto nel tentativo di difenderla da una banda di briganti. Il figlio della contadina e il cavaliere, disse, l'avevano salvata. Ricevettero dei titoli nobiliari come ricompensa, in modo che potessero circolare liberamente a corte. Il figlio della contadina e la principessa si sposarono poco tempo dopo, mentre il cavaliere divenne il comandante dell'esercito. La principessa aveva compreso che l'elemosina non avrebbe aiutato il suo popolo. Aveva il potere di cambiare la situazione agendo alla radice stessa del problema: convocò gli Stati Generali e siglò trattati di pace con tutti i regni confinanti e approvò riforme a favore del popolo. Il figlio della contadina, divenuto re, fu un amante impeccabile e ben presto la famiglia reale si allargò, con la nascita di tre gemelli, che... Ma questa è un'altra storia.

Abele, in "Hells Angels" di Shinichi Hiromoto, vol. 3.

"Sei un fesso... Sei troppo autoindulgente, manchi di uno straccio di rigore! Fino a che punto vuoi essere indulgente con te stesso?! Sei soddisfatto solo di desiderare e di credere! In realtà ti piacerebbe che andassero bene cose che non hai mai provato a fare! Non hai fatto niente e non hai conseguito alcun risultato... Ma fingi di non saperlo e di fare del tuo meglio! Sei convinto di essere una persona speciale e diversa dagli altri... ma non ne hai alcun motivo!"

Modelli

Vivo circondato da modelli negativi. Mi impegno quotidianamente per non assomigliare a loro, cercando dentro di me una piccola centralina Enel per fare luce sulla mia via. Vittime della propria arroganza, scatenano la mia ambizione e mi stimolano ad andare sempre oltre quei limiti, quelle granitiche barriere che hanno imposto a se' stessi e che vogliono imporre agli altri. Purtroppo sembro predestinato al martirio tra i filistei e alla vana ricerca di un contatto con chi realmente ammiro. E' difficile trovare qualcuno da ammirare, qualcuno che rispecchi quello stile di vita che vorrei ma che non riesco a raggiungere. Ma ancora più arduo risulta legare a me coloro nei quali trovo dei modelli propositivi. Sarò mai un esempio per qualcuno? Diventerò mai un... non so, un piccolo Veronico Ciccone?

Poesia

Sazia del mio corpo ricoperto di vergogna,
la voce della sirena cessa il canto
e scioglie i nodi dell'estasi.
L'ultimo morso riaccende la volontà,
mercenaria d'alto bordo di mani ora immobili,
prima voluttuoso richiamo all'amore.

VOLARE UNA NOTTE NON TROPPO LONTANO

Vorrei volare via, per un po'...

Aprirò la finestra della mia cameretta, più tardi, e balzerò nel vuoto. Appena i miei piedi si staccheranno dal davanzale e avrò l'impressione di cadere al suolo, aprirò le ali e spiccherò in volo. La città non è mai deserta, nemmeno la notte, e un gruppo di giovani, tornando a casa, mi illuminerà con i fari della macchina, mentre io mi allontanerò da loro, dall'asfalto e dalle case, in progressiva ascesa.

Per prima cosa voglio andare in un cazzo di bosco. Di quelli aggrovigliati, pieni di burroni, dove le famiglie non passano il fine settimana a raccogliere i mirtilli. Voglio essere solo davanti allo splendore della terra avvolta dalle tenebre. Voglio sentire il respiro della natura che, addormentata, giace tra gli alberi. Sostenuto dal celere frollìo delle mie alette, me ne starò sospeso lì sopra e mi godrò lo spettacolo. Sotto di me, una distesa di foglioline che sonnecchiano nell'umidità. Sopra di me, solo il cielo. Sarebbe troppo chiedere anche un tre quarti di luna e magari un paio di nuvolette gonfie di pioggia?

Dopo un po' mi stancherò e scenderò su una collinetta. Il leggero pigiama estivo non mi proteggerà dall'aria fredda e probabilmente starnutirò, mentre, seduto sull'erba, ascolterò il silenzio della notte. Potrei prendere il cellulare e telefonare a C. Quasi sicuramente avrebbe il telefono spento e dovrei lasciare un messaggio in segreteria:

"Ogni tanto penso a te..."

Non lo farò, anzi, lascerò il telefonino a casa, sul comodino accanto al letto. Mi sdraierò sulla collinetta e mi addormenterò lì, aspettando l'alba.

Al sorgere del sole, mi sveglierò assonnato e osserverò la luce emergere all'orizzonte. Poi riprenderò il volo fino a casa e planerò silenziosamente sul davanzale della finestra. In strada, un netturbino noterà la mia ombra sopra la sua testa, ma quando alzerà lo sguardo non vedrà altro che tapparelle abbassate.

Giusto in tempo per spegnere la sveglia prima che suoni.

IL SOGNO E L'INQUIETUDINE

Poco dopo la nascita, il sogno fu posto a dormire nell'alveo del cielo accanto all'inquietudine. L'inquietudine, giocando con un sonaglio, lo lanciò nella culla del piccolo sogno, turbandone il sonno. Da allora, ogni volta che nei nostri sogni riecheggia il suono dell'inquietudine, l'incubo giunge a farci visita...
Danielino

UN NUOVO INIZIO!

La mia coniglietta mi osserva serafica mentre seleziono il materiale che vorrei pubblicare su questo blog. Sarei proprio curioso di sentire il suo parere sui vari racconti, aneddoti, sentenze e cronache di vita che ho scritto da quando la vecchia maestra Somaschini alfabetizzò la mia esistenza. Purtroppo non potrò sapere cosa ne pensa nemmeno la mia adorata gatta, non perchè non sia capace di leggere, ma semplicemente perchè è troppo pigra per farlo. Ringrazio quindi di cuore tutti voi che leggete queste mie righe se, ogni tanto, passando a farmi visita, mi donerete un sorriso con un vostro commento!